Il poeta turco Nazim Hikmet nasce a Salonicco (oggi parte della Grecia) il 20 novembre del 1902. A soli 14 anni inizia a scrivere poesie seguendo la passione di suo nonno paterno. Sarà un innovatore, infatti introdurrà lui nella poesia turca il verso libero. Dopo aver condiviso gli ideali di Ataturk, era in gioventù un credente musulmano, ne rimane profondamente deluso e matura la scelta di iscriversi al Partito Comunista Turco. Nel 1922 viene condannato per marxismo a causa anche delle sue denunce sul genocidio degli armeni. Costretto a scegliere l’esilio volontario si trasferisce in Russia dove si dedica agli studi di sociologia, conosce i grandi poeti in particolare Majakosky che considera un po’ il suo maestro. Nel 1928 sfruttando un’amnistia torna in Turchia ma senza considerare che il Partito Comunista Turco è stato posto fuorilegge e viene di nuovo arrestato stavolta col pretesto dell’affissione di manifesti illegali, trascorre 5 anni in carcere dove si dedicherà alla scrittura di poesie, romanzi, opere teatrali; quando uscirà si dovrà per sopravvivere adattarsi ai mestieri più umili. Ma la persecuzione nei suoi confronti non si arresta, nel 1938 Hikmet viene arrestato con l’accusa di aver incitato la marina turca alla rivolta con le sue poesie. Sembra, che i marinai amino leggere il suo poema “L’epopea di Sherok Bedrettini” ispirato alla rivolta dei contadini contro l’impero ottomano nel 1500. 

Stavolta la condanna è durissima 28 anni di carcere, ma lui continua a scrivere, ormai le sue opere sono famose in tutto il mondo e tradotte in tutte le lingue; la persecuzione di cui è oggetto gli darà invece il dolore di non vederle mai pubblicate nel suo paese, in lingua turca. Verrà scarcerato solo nel 1949 grazie all’intervento di una commissione internazionale a cui aderirono molti intellettuali e artisti come Sartre, Picasso ecc. Poco prima di uscire iniziò uno sciopero della fame durante il quale ebbe un attacco cardiaco. Ma in Turchia ormai per lui non fu possibile continuare a vivere, fu vittima di due attentati, poi mentre tutto il mondo gli conferiva riconoscimenti internazionali, tra i quali il “World Peace Council prize”; e la candidatura al Nobel per la pace, nel 1950 il governo turco, nonostante le sue precarie condizioni di salute, cerca di spedirlo al fronte.

Fugge di nuovo dalla Turchia in maniera rocambolesca attraversando il Bosforo su una barchetta, sulla nave che miracolosamente lo avvista e lo raccoglie, avrà la fortuna di trovare un comandante che è un suo grande ammiratore.

Si trasferisce di nuovo a Mosca, dove lo raggiunge la notizia che la Turchia come ultimo oltraggio gli ha tolto la cittadinanza turca, prenderà quella polacca sfruttando le origini di un suo progenitore. Nazim Hikmet muore per un attacco di cuore il 3 giugno del 1963. In concomitanza del centenario della sua nascita nel 2002 e dietro la pressione di una raccolta di firme cui aderirono mezzo milione di cittadini turchi, il governo gli restituì la cittadinanza.

Un comunista e rivoluzionario romantico, così fu definito, che nella sua poesia non rinunciò mai a far convivere alle contraddizioni esistenziali anche quelle sociali, denunciandole con decisione e fermezza. La poesia diviene quindi un mezzo risolutivo per il superamento dei contrasti esistenziali ed al contempo un’espressione di libertà e un lacerante grido di denuncia verso l’ingiustizia sociale, ma sarebbe riduttivo valutare l’opera di Hikmet solo attraverso la poesia, fu autore teatrale, saggista e drammaturgo. Tra le sue opere oltre le numerose raccolte di poesie, pubblicate anche in Italia (tradotte da J,Lussu), ricordiamo anche il poema epico In Quest’anno 1941, i romanzi: “Gran bella cosa è vivere, miei cari” e quello autobiografico “I romantici“.

Vogliamo ricordarlo con due poesie che ne testimoniano la sua sensibilità e la sua umanità, e il suo grande impegno sociale, un grido lacerante contro l’ingiustizia.

Prima di tutto l’uomo

Non vivere su questa terra
come un estraneo
e come un vagabondo sognatore.
Vivi in questo mondo
come nella casa di tuo padre:
credi al grano, alla terra, al mare,
ma prima di tutto credi all’uomo.
Ama le nuvole, le macchine, i libri,
ma prima di tutto ama l’uomo.
Senti la tristezza del ramo che secca,
dell’astro che si spegne,
dell’animale ferito che rantola,
ma prima di tutto senti la tristezza
e il dolore dell’uomo.
Ti diano gioia
tutti i beni della terra:
l’ombra e la luce ti diano gioia,
le quattro stagioni ti diano gioia,
ma soprattutto, a piene mani,
ti dia gioia l’uomo!

Io sono comunista

Io sono comunista
Perché non vedo una economia migliore nel mondo che il comunismo.
Io sono comunista
Perché soffro nel vedere le persone soffrire.
Io sono comunista
Perché credo fermamente nell’utopia d’una società giusta.
Io sono comunista
Perché ognuno deve avere ciò di cui ha bisogno e dare ciò che può.
Io sono comunista
Perché credo fermamente che la felicità dell’uomo sia nella solidarietà.
Io sono comunista
Perché credo che tutte le persone abbiano diritto a una casa, alla salute, all’istruzione, ad un lavoro dignitoso, alla pensione.
Io sono comunista
Perché non credo in nessun dio.
Io sono comunista
Perché nessuno ha ancora trovato un’idea migliore.
Io sono comunista
Perché credo negli esseri umani.
Io sono comunista
Perché spero che un giorno tutta l’umanità sia comunista.
Io sono comunista
Perché molte delle persone migliori del mondo erano e sono comuniste.
Io sono comunista
Perché detesto l’ipocrisia e amo la verità.
Io sono comunista
Perché non c’è nessuna distinzione tra me e gli altri.
Io sono comunista
Perché sono contro il libero mercato.
Io sono comunista
Perché desidero lottare tutta la vita per il bene dell’umanità.
Io sono comunista
Perché il popolo unito non sarà mai vinto.
Io sono comunista
Perché si può sbagliare, ma non fino al punto di essere capitalista.
Io sono comunista
Perché amo la vita e lotto al suo fianco.
Io sono comunista
Perché troppe poche persone sono comuniste.
Io sono comunista
Perché c’è chi dice di essere comunista e non lo è.
Io sono comunista
Perché lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo esiste perché non c’è il comunismo.
Io sono comunista
Perché la mia mente e il mio cuore sono comunisti.
Io sono comunista
Perché mi critico tutti i giorni.
Io sono comunista
Perché la cooperazione tra i popoli è l’unica via di pace tra gli uomini.
Io sono comunista
Perché la responsabilità di tanta miseria nell’umanità è di tutti coloro che non sono comunisti.
Io sono comunista
Perché non voglio potere personale, voglio il potere del popolo.
Io sono comunista
Perché nessuno è mai riuscito a convincermi di non esserlo.

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