IL MILITANTE
Cosa sarebbe stato il Partito Comunista Italiano senza i militanti?
di Duilio De Montis

Nella ricorrenza dei 100 anni dalla nascita del P.C.I., la figura del militante dovrebbe avere un risalto specifico. In un partito che è stato fondamentale per la democrazia del nostro paese, per la difesa dei più deboli e per cambiare una società basata sul profitto e lo sfruttamento, in una società socialista, la figura del militante è stata fondamentale. È da lì che il PCI traeva la sua forza: da quella figura che aveva fatto della diversità uno strumento di vita e di lotta. Quella diversità aveva incontrato molti avversari, anche all’ interno, perché non permetteva che ci fosse un’omologazione con gli altri partiti, che nel tempo erano diventati solo centri di potere e di clientelismo. Dalla morte di Berlinguer, che ne aveva fatto una battaglia non solo politica, ma anche di principio, tutto questo scompare. In 37 anni vediamo cosa sono diventati i partiti. Non ci sono più i militanti che erano quei soggetti politici che portavano avanti, come si diceva, la linea del partito. Non si vuole incensare nulla; difetti ed errori, anche grandi, ce ne sono stati tanti in 70 anni di storia. Ma quella storia è stata scritta: dai dirigenti, dai militanti e da migliaia di iscritti, che vedevano nel PCI un punto di riferimento fondamentale. Persino una semplice Festa de l’Unità è stata disprezzata, successivamente, da coloro che furono gli artefici dello scioglimento. Si decretò la fine di una grande comunità fatta di donne, uomini, giovani e di anziani che tramandavano la loro esperienza politica e di vita. Dal dopoguerra in poi il militante comunista fu il primo a dover subire ogni tipo di vessazione e violenza: dai licenziamenti ai trasferimenti punitivi, agli arresti. Spesso era sufficiente essere semplici iscritti. Quindi in questa ricorrenza, molti scriveranno di questi 100 anni, non sapendo nulla del concetto della militanza. Certo, questa appartenenza non era un’esclusiva del PCI, ma anzi era uno strumento, con il quale altre forze e organizzazioni politiche lottavano per una società diversa. Proprio questo oggi manca alla politica italiana e alle forze politiche attuali. Queste sono diventate organismi elettorali che durante una campagna elettorale già pensano a come fare la prossima, senza un progetto di cambiamento della società. Rappresentano e difendono gli interessi della grande finanza e l’ideologia neo-liberista, ma soprattutto fanno sì che la partecipazione alla vita democratica di questo paese sia sempre più limitata.

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