“Quando l’ingiustizia diventa legge, la resistenza diventa dovere” – Bertolt Brecht.

In tempo perché fosse data nei TG dell’ora di pranzo è giunta la notizia della condanna di Domenico Lucano (per tutti noi Mimmo, anche per chi non lo conosce di persona) a 13 anni e due mesi a conclusione del processo contro di lui innanzi al tribunale di Locri.

Tredici anni e due mesi, ce lo ripetiamo perché la notizia e l’entità della pena pesano come macigni sulla nostra fiducia nella giustizia italiana.

Tredici anni e due mesi, la Sentenza (di cui si conosce solo il “dispositivo” cioè le conclusioni dei giudici) spiegherà quale è il ragionamento logico e giuridico seguito dai giudici e saranno gli avvocati di Mimmo a trovare le falle che, ne siamo certi, porteranno alla sua assoluzione in Appello.

Certo ben grave deve essere stato il comportamento di Mimmo, agli occhi del giudice, se la corte ha deciso di comminargli quasi il doppio della pena richiesta dal Pubblico Ministero.

Ben gravi, anzi gravissime, le colpe di Mimmo se il giudice gli ha comminato una pena superiore di oltre un anno a quella che sta scontando l’autore della strage di Macerata che ha sparato a caso ferendo sei persone ma con chiaro intento omicida e stragista.

Non siamo giuristi, non siamo in grado di “giudicare” una Sentenza, però siamo in grado di individuare bene il ragionamento politico che ha portato la politica italiana a creare quella serie di norme che hanno supportato la condanna di Mimmo Lucano a questa pena assurda.

Non siamo illusi, da marxisti sappiamo che anche la legge e la sua applicazione sono frutto dei rapporti economici e di forza.

Dalla Legge Bossi-Fini, passando per i decreti dei Governi di ogni colore e i comportamenti dei Ministri dell’Interno Minniti e Salvini, all’inerzia dell’attuale “governo dei migliori” abbiamo assistito ad un escalation di repressione dei migranti, via via definiti clandestini, spacciatori, stupratori, e via insultando e generalizzando.

Chi tentava di aiutare questi disperati è stato definito un buonista, una zecca rossa e, ora con questa sentenza, un criminale.

In nome del “decoro urbano” abbiamo visto sgombrare il Baobab, lo stabile di Piazza Indipendenza, abbiamo visto pretendere che i migranti si integrassero quando in realtà le istituzioni li respingevano e li mettevano ai margini perché il migrante va bene se serve a raccogliere i pomodori ma poi aria.

Abbiamo visto creare, con il Decreto Sicurezza targato Salvini (ma con la complicità del Movimento cinque stelle), una nuova specie di “clandestini” quelli che dalla sera alla mattina da rifugiati si sono trasformati in illegali.

Solo lo stato attuale della sinistra (sia quella che viene a patti con il demone leghista e sovranista sia quella fuori dalle istituzioni) può consentire la sopravvivenza di questa legislazione di emergenza quando emergenza non c’è.

Noi stiamo con Mimmo Lucano perché siamo socialisti e comunisti, stiamo con Mimmo perché non dividiamo il mondo tra italiani e stranieri ma tra ricchi e poveri.

Non esistono esseri umani clandestini, se Mimmo è colpevole siamo colpevoli tutti, se Mimmo è un criminale siamo orgogliosi di essere suoi complici.

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Foto di Jim Black da Pixabay

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