Foto di Spencer Davis da Pixabay

Premetto che quanto di seguito, nonostante io sia uno dei fondatori di questo gruppo che pretende di Parlare di Socialismo, non rappresenta una presa di posizione del gruppo ma una mia riflessione un poco polemica.

Ieri sera, 15 settembre, come sempre più spesso mi capita, ho spento la televisione dopo dieci minuti di intemerate del Prof. Massimo Cacciari sulla diatriba sollevata intorno al cosidetto “green pass”.

Il summentovato era ospite in remoto nella trasmissione di Lilli Gruber su La7, subito dopo il telegiornale e io, un po’ per pigrizia e molto per trascinamento, essendo quella del TG l’ora in cui smetto di lavorare e mi metto a preparare la mia cena da single, sono uso seguirla un po’, diciamo, con un orecchio solo e metà dell’unico occhio buono, più attento a non bruciarmi e a non affettare un dito insieme al pane che alla trasmissione.

Dopo l’iniziale sparata sui diritti fondamentali dell’uomo coartati dal famigerato “green pass” (mi sembra si sia scomodata anche la carta di New York, ma non sono del tutto sicuro, stavo affettando la cipolla, piangendo), sul fatto che il Prof. è vaccinato ma non vuole obbligare nessuno è intervenuto il direttore di Domani (il giovane Stefano Feltri, che solo per il cognome parte male, ma poi non mi sembra proprio né antipatico, né arrogante, non essendo parente di quell’altro) che, in buona sostanza, ha detto al professore, quello che io penso (modestamente) da qualche tempo (diciamo da circa cinquant’anni), parafraso perché la mia attenzione era rivolta alla cipolla che soffriggeva ed a cercare di non sporcare che poi mi tocca pulire, “Caro professore, prima di parlare della inutilità del green pass, della ipocrisia del governo e del fatto che comunque i vaccinati sono contagiosi, sarebbe opportuno documentarsi sui numeri in discesa dell’epidemia e dell’effetto indiscutibilmente positivo (per ora e non si sa per quanto) che stanno avendo i vaccini e riflettere sul fatto che il mondo scientifico, sia pure con qualche distinguo, e le autorità sanitarie ritengono un buon compromesso il green pass prima di arrivare all’obbligo vaccinale” (cui lo scrivente, lo dico subito, è favorevole perché l’interesse dei tanti prevale su quello del singolo, datemi pure del trinariciuto, lo sono).

Naturalmente non l’avesse mai detto. Il Prof. visibilmente arrabbiato, chiedeva e otteneva immediata replica, dicendo (riassumo parafrasando) in buona sostanza: “E’ ben vero che non sono uno scienziato ma di filosofia del diritto ne so’ avendo collaborato con Bobbio e Irti (Natalino, specifico, per chi non fosse appassionato di ermeneutica giuridica), e comunque ci sono studi che non concordano con l’efficacia della campagna vaccinale e delle misure restrittive (citando un po’ di nomi che non conosco e non ricordo, per lo più stranieri, come se fosse una garanzia), dicendo che è preoccupato per la deriva autoritaria e lo svuotamento delle funzioni del Parlamento, esautorato dall’utilizzo della decretazione d’urgenza, ecc. e concludendo che gli studi sono disponibili in rete e quindi anche lei egregio signore si può documentare” (facendo finta di non conoscere il giornalista cui sembra abbia concesso poco tempo fa una intervista telefonica).

A questo punto, essendo ultrasessantenne, il tempo di vita mia forzatamente limitato, ho spento e mi sono dedicato solo alla mia cena e a far mangiare il mio cane, mettendo un po’ di musica in sottofondo.

Ripensandoci durante la notte (soffro d’insonnia e la cipolla aveva fatto il suo sporco lavoro) mi sono detto ma guarda un po’ se un insigne filosofo deve approcciarsi così ad un dibattito ed utilizzare gli stessi metodi dialettici (poveri) dei no-vax… e quindi, per il vostro diletto, mi sono messo a scrivere uno dei miei “pipponi”.

No Prof. Cacciari, mi rivolgo da ora in poi a Lei direttamente, mi spiace ma come al solito, da quando la conosco (politicamente), il suo discorso non mi convince (un po’ come quando criticava il Partito, quello vero non questi di adesso, da sinistra).

Lei avrà collaborato con Bobbio e Irti (anche io ho portato una volta la borsa al Prof. Franco Gaetano Scoca durante un convegno, ho stretto la mano al Prof. Avv. Vittorio Barosio, tanti anni fa, ricevendone i complimenti e, in più di un caso, battuto, collaborando con il mio dominus, principi del foro di Torino e Roma, ma resto umile) ma, nonostante quelle prestigiose collaborazioni, Lei fa finta di ignorare il brocardo: “adfirmanti incumbit probatio” (chi afferma deve fornire la prova).

Non basta, non è ammissibile, neanche in un dibattito televisivo, citare nomi sconosciuti al volgo (nel quale, ammetto, orgogliosamente mi annovero) e dire “cercateli in rete”.

Lei mi dice dove posso trovare questi studi, mi dà le coordinate e scandisce bene i nomi.

Questo soprattutto se questi studi sono così eterodossi da andare contro quello che, alla quasi unanimità, sia pure ripeto con diversi accenti, il resto della comunità scientifica reputa “attendibile” (anche se non certo, poiché nella scienza moderna, le certezze sono sempre sottoposte a vaglio critico e persino in fisica si parta di “orbitale atomico” e non di orbita – faccio come il sullodato, cercatevi in rete la differenza, ma vi do un indizio: cercate “principio di indeterminazione di Heisemberg” su Wikipedia).

Lei faccia questo e senza arroganza perché, nel campo, sia io che lei, siamo dei perfetti ignoranti, almeno accademicamente e prima di parlare di efficacia dei vaccini e delle misure di contenimento abbiamo bisogno di un bagno di umiltà.

Per tornare ad un tema che ci è comune, come un no-vax qualunque tenta di accennare ad una presunta differenza di efficacia tra decreto-legge e legge vera e propria, forse per sostenere che non si possa fissare un obbligo vaccinale o una limitazione delle libertà personali con un Decreto-legge. Ebbene, egr. professore, anche questa lo ripeto è una argomentazione degna del peggior no-vax (quello che si documenta su “complottistraordinariedovetrovarli.com” e su “noncielodicono.net”).

Come Lei sa’ (o dovrebbe, viste le prestigiose collaborazioni) il Decreto Legge, durante i sessanta giorni di sua efficacia, ha pieno valore di Legge, quindi se ratificato dal Parlamento con la conversione è pienamente idoneo a soddisfare i requisiti voluti dalla Costituzione per i trattamenti sanitari obbligatori e per le limitazioni alla libertà personale in caso di esigenze di sanità pubblica.

Altro tema è l’eccesso di decretazione d’urgenza, su questioni che di urgente hanno poco o nulla ma è una pratica da lungo tempo stigmatizzata e su cui non mi risultano Sue prese di posizione prima di questa contingenza (contrariamente a molti insigni giuristi), almeno con cotanta veemenza. Anzi rammento il suo critico favore nei confronti della proposta di riforma costituzionale fortemente voluta da Renzi che rafforzava grandemente le prerogative dell’esecutivo a detrimento del potere legislativo del parlamento (vedi la Sua intervista a Repubblica del 27 maggio 2016 in, sia pure educata, contrapposizione alle posizioni di Zagrebelsky).

Da ultimo, ancora una volta come un no-vax qualunque, ha affermato che “i vaccini sono sperimentali”.

Dato che non sono addentro alle metodologie degli Organi di farmacovigilanza, che hanno autorizzato l’utilizzo dei vaccini in via di urgenza e conosco il metodo sperimentale per quanto ho studiato alle superiori, mi astengo da replicare (contrariamente a Lei, non sono onnisciente) ma so alcune cose: 1) i vaccini sono stati autorizzati, questo significa che la fase sperimentale è comunque esaurita, bene o male non sono sperimentali; 2) al mondo sono state somministrate quasi sei miliardi di dosi di vaccino (di tutti i tipi, anche quelli che da noi non sono autorizzati) e, nei soli paesi che hanno utilizzato vaccini come quelli in uso in Italia, come l’Europa e gli USA, le somministrazioni sono state oltre novecento milioni, quindi direi che sono ampiamente sperimentate; 2) l’Italia vede che attualmente la quasi totalità di ricoverati e morti per COVID sono non vaccinati o non completamente vaccinati, C.D.D.

Questo tentava di dirle il povero Feltri (quanto mi rode prendere le parti di uno che porta quel cognome), ma Lei, proprio come i no-vax, non lo ha ascoltato.

Vede Professore non le sarà estraneo il principio anglosassone secondo cui se sto passeggiando per Villa Borghese e sento rumore di zoccoli mi aspetto di vedere un cavallo non una zebra (in fin dei conti è una volgarizzazione del Rasoio di Occam).

Ora se tutta la comunità scientifica è concorde, se anche i numeri concordano nel dire che i vaccinati sono meno contagiosi o contagiosi in via residuale e in ogni caso si ammalano di meno (di vari ordini di grandezza), non vado a pensare ad un complotto liberticida ma penso che la comunità scientifica stia facendo il suo mestiere.

Piuttosto, un progressista come Lei ritiene sicuramente di essere, sia pure filtrato dai suoi studi di Heidegger, dovrebbe (a mio modesto parere) indignarsi non per il green pass (misura transitoria ed emergenziale), ma per il fatto che il governo dei migliori e tutti i governi europei si sono espressi contro la sospensione dei brevetti sui vaccini.

Dovrebbe tuonare sul fatto che i paesi poveri del mondo non ricevono vaccini e quei pochi li ricevono prossimi alla scadenza, esponendo (ancora una volta per l’interesse e l’arricchimento di pochi) tutta l’umanità a nuovi rischi.

Infine, dovrebbe esercitare la sua notevole intelligenza sul fatto che questa pandemia è una prova generale e che siamo stati incredibilmente fortunati (mi scuso con chi il COVID lo ha avuto e con i familiari delle vittime per il cinismo) per il fatto che la malattia ha, tutto sommato, una mortalità abbastanza basta e, attualmente, limitata a noi che siamo nella parte terminale della nostra esperienza umana (nonostante la discreta differenza d’età in mio favore siamo nella medesima generazione demografica).

Dovrebbe esercitare il suo pensiero sui tempi terribili che ci attendono, sul fatto che si parla di quando e non se l’umanità dovrà affrontare le conseguenze catastrofiche di un modello di sviluppo che mi sembra Lei abbia smesso di combattere da molto tempo (rammenterà l’undicesima glossa a Feuerbach “I filosofi hanno [finora] solo interpretato diversamente il mondo; ma si tratta di trasformarlo.”, non lo dico per Lei ma perché Marx è passato di moda).

Dovrebbe esercitare i suoi indiscussi talenti non nell’andare nei salotti televisivi, a bullizzare giovani direttori di giornali padronali (che per una volta hanno ragione), ma nell’agone politico, tentando di essere la levatrice di nuove forze per una sinistra anemica e ripiegata in sé stessa.

Dovrebbe, ed insieme a Lei molti dei firmatari dell’Appello dei docenti contro il green pass, Lei che ha gli strumenti culturali, esercitarli su come coniugare democraticamente, e nell’interesse dei più e non dei pochi (rammenta? “for the many, not the few”), la risposta alle emergenze che certamente (ancora una volta non se ma quando) avremo di fronte

Noi e i nostri figli dovremo affrontare la desertificazione e le guerre per l’acqua, l’innalzamento dei mari che creerà nuove migrazioni e lutti, l’emersione di nuovi patogeni a causa dei disboscamenti e della perdita di habitat naturali e, last but not least, le nuove frontiere dello sfruttamento delle classi subalterne, il fatto che la classe operaia, motore del cambiamento nel secolo scorso, stia diventando residuale, sempre più attenta al poco salario e sempre meno alle lotte, sempre meno solidale fra i suoi membri piegati dalla mancanza di uno sbocco politico.

No, non ci siamo Prof. Cacciari, non ci siamo proprio…

Foto di Spencer Davis da Pixabay

2 pensiero su “Il vaccino e il filosofo”
  1. Totalmente condivisibile anche se non mi sforzerei di attribuire, sia pure ironicamente, titoli e riconoscimenti a chi, nel corso degli ultimi anni, ha fatto affermazioni che lo collocano più nella schiera delle soubrettine che dei filosofi di sinistra.

    1. Maurizio, il problema è che questi animali da talk show sono gli unici che riescono, per pochezza di noi tutti, ad avere un riscontro mediatico essendo identificati, per lo più e per di più, come “maestri di pensiero” della sinistra. Per pochezza di noi tutti e, da non sottovalutarlo, perché sono quei pensatori che non disturbano il manovratore e non pongono problemi. Non è un caso che l’unico esponente politico che si dica comunista e che riesca ad avere un qualche riscontro mediatico sia anche il segretario del partito più marginale della già marginale sinistra comunista e socialista del paese e che esprime, su migranti e diritti civili, posizioni scarsamente differenziabili (almeno a primo acchitto) da quelle della destra.

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