Ho di recente letto un post di Carlo Formenti, di cui ho trovato assolutamente condivisibile il contenuto, nel quale, dando seguito alle esternazioni dell’ambientalista ugandese Vanessa Nakate, esortava i giovani a non dimenticare quanto il modello di sviluppo capitalista sia inscindibilmente connesso alle tragedie ambientali cui stiamo assistendo. Cercando note sull’autore ho trovato una discreta produzione di testi sull’argomento del capitalismo digitale e/o tecnologico, tema interessante e molto dibattuto negli ultimi anni. Tra le sue pubblicazioni compare “Oligarchi e plebei: Diario di un conflitto globale” (Mimesis – Collana: Eterotopie 2018, 162 pp.).

Si tratta di una serie di scritti apparsi sui portali Micromega, Alfabeta2, Contropiano, Città Futura e su altre testate online.

Trattano il tema delle nuove forme di dominio utilizzate dal capitale sulle classi subalterne, le strategie di difesa di quest’ultime, il tema dell’esplosione dei populismi di destra e di sinistra e molto altro.

La particolarità è di aver organizzato gli articoli secondo due criteri, quello tematico e quello cronologico. La scelta rende sicuramente più piacevole la lettura e permette di ripercorrere vari episodi dell’involuzione liberista nel corso del primo decennio del secolo. Il libro si compone quindi di sei sezioni:

Guerra di classe dall’alto (Atti e parole dei signori del mercato)

privatizzazioni; fine dell’università di massa; attacco al welfare; deindustrializzazione/terziarizzazione produttiva; ascesa e crisi dell’economia “low cost”

Nuova condizione operaia (Attacco al lavoro)

i nuovi schiavi (Foxconn, Amazon, Walmart ecc.); attacco al sindacato; ascesa e caduta della “classe creativa”; mitologia del “lavoro autonomo”; i lavoratori dei servizi arretrati come avanguardia di lotta

Narrazioni del neoliberismo “progressista” (Quelli che il liberismo è di sinistra)

impraticabilità delle utopie neokeynesiane; critica della categoria di progresso; critica del liberalismo identitario; illusioni dell’europeismo di sinistra; odio e disprezzo delle sinistre “fighette” nei confronti delle plebi

Ristrutturazione tecnologica (Il volto oscuro delle nuove tecnologie)

taylorismo digitale; governamentalità algoritmica; uberizzazione del lavoro; digitalizzazione del corpo umano; pervasività del controllo

Nuove forme di lotta di classe (Plebi in rivolta)

populismo come nuova forma della lotta di classe; lotta per l’egemonia sul campo populista (Sanders, Podemos, Mélenchon, Corbyn, bolivariani versus Trump, Le Pen, Salvini e destre xenofobe)

Dibattito ideologico (Polemiche)

critica del liberalismo di sinistra e delle sue radici di classe

Una lettura assolutamente piacevole, dai toni talvolta fin troppo taglienti e perentori, dalle visioni non sempre condivisibili (mi lasciano perplesso alcune considerazioni in merito ai populismi espresse nella terza e sesta sezione), ma ricca di spunti interessanti che ben si raccordano ed integrano altri testi di D’Eramo, Zuboff e Klein. Sicuramente interessanti le sezioni relative alla “Nuova condizione operaia” e “Nuove forme di lotta di classe”.


Cenni biografici sull’autore

Laureato in Scienze Politiche a Padova, di formazione marxista, negli anni 1970 milita nel Gruppo Gramsci, nato dalla disgregazione del Pcd’I. Dal 1970 al 1974 lavora come operatore sindacale della Federazione dei Lavoratori Metalmeccanici come responsabile provinciale per gli impiegati e i tecnici. Dopo lo scioglimento del Gruppo Gramsci, partecipa alla fase iniziale dell’esperienza dell’Autonomia Operaia ma nella seconda metà degli anni settanta se ne allontana progressivamente.

Dal 1980 al 1989 è caporedattore del mensile culturale Alfabeta. Lavora poi nella redazione culturale de L’Europeo, e in quella del Corriere della Sera. Nel 1980 pubblica per Feltrinelli La fine del valore d’uso, dedicato alle trasformazioni dell’organizzazione del lavoro indotte dalle tecnologie. Nel 1991 pubblica Piccole apocalissi (Raffaello Cortina Editore). Con il volume Incantati dalla Rete (Raffaello Cortina Editore, 2000), inizia a sistematizzare la sua analisi sulle dinamiche di rete. Nel saggio successivo Mercanti di futuro. Utopia e crisi della Net Economy (Einaudi, 2002) affronta la new economy, la libertà della rete e i rapporti col capitalismo. A chiudere la trilogia sulle mutazioni economiche e antropologiche portate dalla diffusione di Internet, scrive Cybersoviet. Utopie postdemocratiche e nuovi media (Raffaello Cortina Editore, 2008).

Nel libro sostiene che nessuna tecnologia possa avere uno sbocco sociale predeterminato, in quanto strumento a disposizione dell’uomo: tuttavia, le radici di Internet si collocano in una società americana, pur con dei valori morali forti, ma altrettanto fortemente individualista e poco orientata allo spirito comunitario. A questa tendenza storica si aggiungono i più recenti fenomeni di commercializzazione della Rete, e il rapporto talora contrastante di libertà-sicurezza.

Con il libro Felici e sfruttati. Capitalismo digitale ed eclissi del lavoro (Egea, 2011) affronta il tema del lavoro cognitivo e del suo sfruttamento. La seconda parte del libro termina con un’analisi post-marxista sul tema del plusvalore nella società digitale

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