di Vladimir Majakovskij

Inferociva la reazione e gli intellettuali

da tutto si distaccarono e insudiciarono tutto.

Comprarono candele, si rinchiusero in casa

e incensarono i cercatori di Dio.

Persino il compagno Plechanov s’intimidi’:

“Colpa vostra, fratelli cari,

vi siete insabbiati!

Avete versato laghi di sangue,

ma non c’e’ niente da fare, e’ inutile impugnare le armi”.

Ma Lenin levo’ la sua voce alta e ferma tra questo morboso lamento:

“No, impugnare le armi e’ necessario,

ma bisogna impugnarle

in maniera piu’ energica e decisa.

Io vedo un giorno di nuove rivolte,

vedo la classe operaia insorgere ancora.

Non difesa, ma attacco

dev’essere la parola delle masse.

Quest’anno caldo di sangue,

queste ferite nelle fila operaie,

saranno la nostra scuola

nel fragore e nella tempesta delle insurrezioni future” …

… La terra e’ una montagna di ferrame

e di poveri cenci umani. Solo,

in mezzo alla comune follia,

insorge Zimmerwald.

Di la’,

Lenin, con un pugno di compagni,

si levo’ sopra il mondo

ed espresse le idee piu’ chiare di un incendio.

Piu’ forte del tuonare dei cannoni fu la sua voce.

Da una parte gli scoppi, gli schianti,

il balenar delle spade mulinate sopra i cavalli,

dall’altra, contro spade e cannoni,

calvo, con gli zigomi acuti sotto la pelle,

un uomo solo:

“Soldati!

Col tradimento, facendo mercato della nostra carne,

i borghesi ci mandano alla guerra

contro i turchi, a Verdun e sulla Dvina.

Basta! Trasformiamo la guerra dei popoli

in guerra civile. Basta

coi massacri, la morte e le ferite!

I popoli non hanno colpa.

Contro la borghesia di tutti i paesi

leviamo la bandiera della rivoluzione” …

… E guardando di laggiu’ queste giornate,

vedrai dapprima la testa di Lenin:

Il suo pensiero apre una strada di luce dall’era degli schiavi ai secoli della Comune.

Passeranno gli anni dei nostri tormenti

e ancora all’estate della Comune,

scalderemo la nostra vita

e la felicita’, con dolcezza di frutti giganti,

maturera’ sui fiori dell’ottobre.

E chi leggera’ le parole di Lenin,

sfogliando le carte gialle dei decreti,

sentira’ il sangue battere alle tempie

e salire le lacrime dal cuore …

… Riunendo in un’asta

l’immane selva delle ciminiere,

i milioni di braccia,

la Piazza rossa si solleva in alto

con la rossa bandiera,

con un balzo che scuote tutto il cielo.

E da questa bandiera,

da ogni sua piega,

ecco, di nuovo vivo, Lenin ci chiama:

“Proletari, serrate le file

per l’ultimo scontro.

E voi, schiavi, rialzate le schiene e i ginocchi.

Armata proletaria, sorgi e avanza!

Allegra e veloce, viva la nostra rivoluzione!”

Tra tutte le guerre

che hanno devastato il corso della storia,

questa e’ l’unica grande giusta guerra.

Inferociva la reazione e gli intellettuali

da tutto si distaccarono e insudiciarono tutto.

Comprarono candele, si rinchiusero in casa

e incensarono i cercatori di Dio.

Persino il compagno Plechanov s’intimidi’:

“Colpa vostra, fratelli cari,

vi siete insabbiati!

Avete versato laghi di sangue,

ma non c’e’ niente da fare, e’ inutile impugnare le armi”.

Ma Lenin levo’ la sua voce alta e ferma tra questo morboso lamento:

“No, impugnare le armi e’ necessario,

ma bisogna impugnarle

in maniera piu’ energica e decisa.

Io vedo un giorno di nuove rivolte,

vedo la classe operaia insorgere ancora.

Non difesa, ma attacco

dev’essere la parola delle masse.

Quest’anno caldo di sangue,

queste ferite nelle fila operaie,

saranno la nostra scuola

nel fragore e nella tempesta delle insurrezioni future” …

… La terra e’ una montagna di ferrame

e di poveri cenci umani. Solo,

in mezzo alla comune follia,

insorge Zimmerwald.

Di la’,

Lenin, con un pugno di compagni,

si levo’ sopra il mondo

ed espresse le idee piu’ chiare di un incendio.

Piu’ forte del tuonare dei cannoni fu la sua voce.

Da una parte gli scoppi, gli schianti,

il balenar delle spade mulinate sopra i cavalli,

dall’altra, contro spade e cannoni,

calvo, con gli zigomi acuti sotto la pelle,

un uomo solo:

“Soldati!

Col tradimento, facendo mercato della nostra carne,

i borghesi ci mandano alla guerra

contro i turchi, a Verdun e sulla Dvina.

Basta! Trasformiamo la guerra dei popoli

in guerra civile. Basta

coi massacri, la morte e le ferite!

I popoli non hanno colpa.

Contro la borghesia di tutti i paesi

leviamo la bandiera della rivoluzione” …

… E guardando di laggiu’ queste giornate,

vedrai dapprima la testa di Lenin:

Il suo pensiero apre una strada di luce dall’era degli schiavi ai secoli della Comune.

Passeranno gli anni dei nostri tormenti

e ancora all’estate della Comune,

scalderemo la nostra vita

e la felicita’, con dolcezza di frutti giganti,

maturera’ sui fiori dell’ottobre.

E chi leggera’ le parole di Lenin,

sfogliando le carte gialle dei decreti,

sentira’ il sangue battere alle tempie

e salire le lacrime dal cuore …

… Riunendo in un’asta

l’immane selva delle ciminiere,

i milioni di braccia,

la Piazza rossa si solleva in alto

con la rossa bandiera,

con un balzo che scuote tutto il cielo.

E da questa bandiera,

da ogni sua piega,

ecco, di nuovo vivo, Lenin ci chiama:

“Proletari, serrate le file

per l’ultimo scontro.

E voi, schiavi, rialzate le schiene e i ginocchi.

Armata proletaria, sorgi e avanza!

Allegra e veloce, viva la nostra rivoluzione!”

Tra tutte le guerre

che hanno devastato il corso della storia,

questa e’ l’unica grande giusta guerra.

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