L’otto novembre scorso, Maurizio Delladio, ha condiviso su questo blog (Draghi all’assalto dei servizi pubblici locali) un bell’editoriale che Marco Bersani aveva pubblicato sul Manifesto pochi giorni prima a proposito del Disegno di Legge “Concorrenza” sulla riforma dei servizi pubblici locali.

Con il solito “mantra” del “ce lo chiede l’Europa” (aggravato dal ricatto: altrimenti niente soldi del Recovery Fund), viene dato uno sfondo normativo definitivo ad un processo in corso da anni, teso a privatizzare completamente i servizi pubblici che interessano tutti i cittadini e spesso assolutamente essenziali (trasporti, acqua, energia, gas e rifiuti).

La proposta governativa è tale non solo da rendere pressoché obbligatorio per i Comuni affidare a privati lo svolgimento dei servizi pubblici ancora nelle loro mani ma anche, praticamente, di affidare agli stessi privati la funzione regolatoria di dettaglio e di controllo sui servizi gestiti, replicando uno schema che abbiamo visto già largamente applicare, nei fatti, dove questi servizi sono stati affidati a soggetti sottoposti al vincolo del profitto. Nel frattempo i Comuni che intendano offrire autonomamente i servizi vengono svuotati di ogni potere in quanto sottoposti a procedure e previsioni complesse che non vengono invece richieste ai privati

Nei prossimi giorni ci saranno altri interventi per spiegare il nostro punto di vista ed il fatto che si tratta di una logica antipopolare, sbagliata e basata su una premessa (l’esigenza europea) del tutto falsa.

Nel frattempo da Attac (di cui Marco Bersani è voce autorevole) e che aderisce, come noi, alla piattaforma della Società della cura, giunge una sollecitazione cui pensiamo sia difficile negare una piena adesione (qui il link al testo completo).

L’appello propone di chiedere ai Consigli Comunali di approvare un Ordine del Giorno in cui sia chiara la volontà di opporsi alla privatizzazione.

Per comodità riportiamo il testo dell’Ordine del Giorno (che trovate anche nel link condiviso)


ORDINE DEL GIORNO

Il Consiglio Comunale di… 

premesso che 

per servizi pubblici locali si intende l’insieme di attività poste in essere dall’amministrazione pubblica per garantire la soddisfazione in modo continuativo dei bisogni della collettività di riferimento, finalizzato al perseguimento di scopi sociali e di sviluppo della stessa;

– tale insieme di attività costituisce un dovere dell’amministrazione pubblica e ne designa la funzione di garanzia dei diritti degli abitanti del territorio di riferimento, ai quali vanno assicurati servizi che siano rispettosi dei principi di qualità, sicurezza, accessibilità, uguaglianza e universalità;

considerato che

– la crisi prodotta dall’epidemia da Covid-19 ha evidenziato tutti i limiti di una società unicamente regolata dal mercato e ha posto la necessità di ripensare il modello sociale, a partire da una nuova centralità dei territori come luoghi primari di protezione dei beni comuni e di realizzazione di politiche orientate alla giustizia sociale e alla transizione ecologica, e dai Comuni come garanti dei diritti, dei beni comuni e della democrazia di prossimità;

visto

– l’Art. 6 “Delega in materia di servizi pubblici locali” del Ddl Concorrenza, predisposto dal Governo e all’esame del Parlamento;

rilevato che

– l’Art. 6 sopra citato interviene direttamente sul ruolo dei Comuni e sulla gestione dei servizi pubblici locali, ed in particolare:

 * ponendo la materia dei servizi pubblici nell’ambito della competenza esclusiva statale di cui all’articolo 117, secondo comma, lettera p della Costituzione (par. a)

 * definendo, nell’ambito delle forme di gestione dei servizi pubblici locali, la modalità dell’autoproduzione da parte dei Comuni come pesantemente condizionata da una serie di adempimenti stringenti nel metodo e nel merito, rendendola di fatto residuale rispetto all’affidamento con gara (par. f-g-h-i)

 * incentivando, attraverso premialità, il modello “multiutility” di gestione aggregata dei servizi pubblici locali;

considerato che

– sulla materia della gestione dei servizi pubblici locali, il 12-13 giugno 2011 si è svolto un referendum, attraverso il quale la maggioranza assoluta del popolo italiano si è pronunciata contro la privatizzazione dei servizi pubblici locali e per la sottrazione degli stessi, a partire dall’acqua, alle dinamiche di profitto;

– l’Art. 6, oltre a negare la volontà popolare sopra citata, metterebbe in discussione alla base la funzione pubblica e sociale dei Comuni, costringendoli di fatto al ruolo di enti unicamente deputati a mettere sul mercato i servizi pubblici di propria titolarità, con grave pregiudizio dei propri doveri di garanti dei diritti della comunità di riferimento;

IMPEGNA IL SINDACO E LA GIUNTA COMUNALE

 a richiedere formalmente lo stralcio dell’art. 6 dal Ddl Concorrenza;

– a promuovere, anche in concorso con altri enti locali, l’avvio di una discussione pubblica sul ruolo dei Comuni, dei servizi pubblici, dei beni comuni e della democrazia di prossimità dentro un contesto di ripensamento del modello sociale dettato dalla necessità di affrontare la diseguaglianza sociale e la crisi climatica, evidenziate dalla pandemia;

– a inoltrare il presente atto alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, alla Presidenza della Regione, alla Presidenza della Provincia e alle Presidenze di Anci e Upi, dandone adeguata pubblicizzazione.


Siamo assolutamente convinti che la norma, se passerà in parlamento così come presentata, avrà effetti devastanti sul sistema dei servizi pubblici, sulla qualità dei servizi e sulla possibilità di accedere a questi servizi per tanta parte dei cittadini più deboli.

E’ giunto il momento di “bombardare il quartier generale”, ognuno di noi deve chiedere ai propri rappresentanti nei consigli comunali di presentare e far votare l’Ordine del Giorno, di cui non va’ corretta neanche una virgola.

Nel frattempo prepariamoci ad una nuova battaglia anche referendaria contro questa stortura.

L’abbiamo fatto dieci anni fa’, possiamo e dobbiamo rifarlo.

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