Questa intervista trae spunto dalla iniziativa “UN ALBERO PER AMICO”, della quale sono venuta a conoscenza dai suoi stessi organizzatori.

L’iniziativa consiste in visite guidate, durante le quali una agronoma del Servizio Giardini del Comune di Roma spiega ai partecipanti come si articola la vita di un albero, attraverso quali meccanismi gli alberi entrano in relazione tra loro e con l’ecosistema, come essi siano creature vive e capaci di integrarsi con gli altri esseri viventi, in che modo dovrebbero essere curati.

Al momento l’iniziativa si è concretizzata in due incontri, che hanno avuto luogo a Villa Lais il 16 ottobre e il 13 novembre, aperti a tutti i cittadini che, venuti a conoscenza, desiderassero partecipare.

L’intento degli organizzatori è infondere rispetto per il verde pubblico e dare la percezione di quanto ognuno possa, anche singolarmente, essere attivo nella sua tutela.

L’iniziativa ha potuto svilupparsi grazie alla felice collaborazione con l’associazione “AMICI DI VILLA LAIS”.

L’associazione “Amici di Villa Lais” è nata nel 2014, in relazione alla necessità di supplire alla carenza organizzativa legata alla paralisi amministrativa seguente alle indagini su “Mafia Capitale”; le difficoltà di gestione del giardino andavano, banalmente, dalla apertura e chiusura dei cancelli (per un certo periodo di tempo la villa era rimasta chiusa per mancanza degli addetti a questo compito), alla pulizia e cura del manto erboso, alla regolare innaffiatura, ala manutenzione più ordinaria.

L’associazione si è creata su una spontanea e volontaria partecipazione di cittadini del quartiere, desiderosi di continuare a fruire del loro spazio verde.

All’intervista hanno partecipato gli organizzatori di UN ALBERO PER AMICO, una agronoma del Comune, alcuni membri dell’associazione AMICI DI VILLA LAIS.

Da maggio 2021 è entrato in vigore un REGOLAMENTO DEL VERDE nel Comune di Roma, che disciplina la manutenzione del verde sia pubblico che privato; in base ad esso, ad esempio, non è possibile abbattere un albero se ciò non è approvato dal Comune, neppure in un terreno di proprietà privata; è espressamente previsto che i cittadini si facciano carico di curare zone verdi demaniali e anche singoli alberi, in maniera simile a quanto avviene, ad es., per le colonie feline.


Abbiamo posto loro alcune domande

Qual è la composizione sociale del quartiere dove vi trovate ad operare?

Il contesto urbano è quello del quartiere Appio Latino, zona non più centrale ma non ancora periferica della città, che ha conosciuto un consistente sviluppo edilizio dalla metà degli anni ’50; presenta buoni collegamenti, buoni servizi e il livello socio-economico è nella fascia di censo medio-alta.

Nella vostra associazione vi sono persone migranti?

L’Associazione ha quale unico obiettivo la tutela di Villa Lais, e non pone alcun altro limite che non sia questo diretto interesse.

Pertanto, nazionalità e cittadinanza, come pure appartenenza politica o schieramento non rappresentano parametri contemplati nel regolamento di ammissione.

In sintesi, si pone come libera e apartitica, e i suoi membri sono orgogliosi di questa caratterizzazione che ha permesso la collaborazione di persone con origini, idee e orientamenti molto diversi.

Quale dovrebbe essere secondo voi il rapporto tra le istituzioni locali (Municipi, Comune, Regioni) e le associazioni di volontariato che come voi operano sul territorio?

L’Associazione intende collaborare con le istituzioni, costruendo un rapporto con esse che permetta la realizzazione della valorizzazione della villa.

Non emergono nell’intervista contenuti polemici, ma il tentativo costruttivo di supportare l’istituzione là ove essa, per vari motivi, non arriva.

L’osservazione costante dello stato del verde, la pulizia periodica del giardino, la verifica di eventuali problemi (dal tombino rotto alla conduttura che perde), il coinvolgimento di altri ospiti della villa, dal Centro Anziani al Centro Diurno del DSM della ASL, le iniziative come “Un albero per amico”, l rilancio della opportunità di restaurare le palazzine della villa, tutto nasce dall’osservazione dei volontari dell’associazione che poi si interfacciano con l’istituzione municipale per quanto necessario.

I membri dell’associazione desiderano sentirsi soggetti partecipi e non solo fruitori passivi della cosa pubblica.

È presumibile che nel vostro percorso siate entrati in contatto con forze politiche/partitiche. Quanto questi incontri hanno favorito le vostre attività e quanto invece hanno costituito un ostacolo o un elemento di subalternità?

Il carattere non politico dell’associazione non ha fatto emergere difficoltà legate a prese di posizione di questo livello.

Puoi descriverci attualmente le difficoltà che ha di fronte chi opera nel volontariato in favore del verde?

Questo punto è stato particolarmente trattato nel corso dell’intervista.

Un primo livello di difficoltà risiede nella molteplicità di norme che il municipio deve assicurarsi che siano osservati per permettere a privati cittadini di occuparsi del verde pubblico; a ciò si aggiunge il fatto che il verde e gli edifici della villa sono di competenza di organismi municipali diversi, con la conseguente necessità di stabilire collegamenti e rapporti incrociati con essi.

A volte, l’andata in pensione di un funzionario che si è impegnato in un determinato lavoro e la mancanza di trasmissione ad un altro di compiti e competenze può mettere in crisi tutto quanto dipendeva esclusivamente dalla sua opera, con la necessità di costruire nuovi contatti e nuovi rapporti.

Quali sono i vostri progetti futuri e come pensate di far conoscere le vostre iniziative?

Oltre alla cura e alla valorizzazione del verde, l’associazione ha tra gli obiettivi il restauro e la riapertura al pubblico delle palazzine storiche presenti nella villa, al momento chiuse per motivi di sicurezza.

L’associazione è in contatto con altre omologhe associazioni che si occupano di altri giardini e ville, e favorisce tutte le collaborazioni, con privati cittadini (come nel caso di “Un Albero per Amico”) e con istituzioni (come il Centro Anziani e il centro diurno della ASL) che permettano la diffusione delle sue iniziative.


Noi siamo parte della comunità che abita attorno a Villa Lais.  Come comunità cittadina siamo impegnati a collaborare fattivamente  per  la  cura  di questa storica  Villa del quartiere appio-tuscolano di notevole pregio dal punto di vista botanico e architettonico (in origine era il giardino botanico della Famiglia Lais).    All’interno della  Villa  è   attiva  la   Sala  Comunale  per la celebrazione  di matrimoni  civili.   Inoltre, si trova il Centro Anziani “R. Annini – Villa Lais”, il Centro Diurno dell’Asl, il Centro Famiglie “Villa Lais”, due aree ludiche per i cani, una colonia felina, ed un piccolo parco-giochi molto frequentato dai bambini del quartiere e dalla Scuola Gianni Rodari.

L’Associazione Amici Villa Lais si occupa della valorizzazione degli spazi pubblici nella Villa e dei suoi dintorni, cerca di stimolare il senso di appartenenza e di favorire il dialogo tra le diverse comunità che girano attorno a Villa Lais.  Inoltre funge da interfaccia tra le autorità e la comunità, favorendo sinergia tra Pubblico e cittadinanza con la premessa di proteggere e salvaguardare Villa Lais in maniera disinteressata.
Ora siamo presi con il problema del Casale, chiuso dal 31.01.19.

questo il sito dell’associazione

Cenni storici Villa Lais

La storia di Villa Lais è la storia di un nucleo di piccoli insediamenti agricoli e residenziali appartenenti ad un antico terreno agricolo, detto “chiusa”, situato presso il corso dell’Acqua Mariana, la popolare “Marrana”.

Il rivo dell’Acqua Mariana, costruito da papa Callisto II nel 1120 quando ormai gli antichi acquedotti romani non funzionavano più, riportò a Roma l’acqua delle sorgenti Tepula e Iulia, fornendo anche forza motrice a numerosi mulini. Il percorso del fosso seguiva quello degli acquedotti romani, sfruttando la naturale pendenza del terreno. Il rivo costeggia tuttora il casale di Roma Vecchia nel Parco degli acquedotti e, mentre in passato attraversava Roma a cielo aperto, oggi è intubato. Da Porta Furba costeggiava Via del Mandrione fino all’altezza di Villa Lais, da lì scendeva lungo l’attuale via della Marrana.

Ancora oggi sono visibili gli edifici in cui si trovavano i due mulini Natalini, uno vicino all’Acquedotto Felice e l’altro lungo via della Marrana, ristrutturato alcuni anni fa e da cui sono stati ricavati vari appartamenti. Il rivo proseguiva per l’attuale via Nocera Umbra per poi costeggiare via Tuscolana; all’angolo tra queste due vie, dove oggi si trova il Gallo Umbro, sorgeva un terzo mulino, il mulino Lais, di cui però oggi non rimane più nulla tranne gli scritti di Filippo Lais, il primo proprietario di Villa Lais, e il toponimo sulla carta topografica del 1924. Il fosso, dopo aver percorso via Tuscolana, raggiungeva S.Giovanni, costeggiava le Mura Aureliane, passava per Porta Metronia, scendeva nella valle del Circo Massimo per gettarsi infine nel Tevere. Oggi il fosso dell’Acqua Mariana ( da cui il termine dialettale “marana”) è ridotto nel tratto urbano a una specie di fogna, intubato e convogliato nel collettore di Roma Sud.

Tornando alla storia di Villa Lais sappiamo che nei secoli XVII e XVIII l’antica chiusa occupava un’area al secondo chilometro della Via Tuscolana, delimitata a nord e a est dal canale dell’Acqua Mariana e, ancora più a nord, dalle arcate degli acquedotti romani.

A quel tempo erano presenti due vigne: una era denominata “alli Condotti” perché vicina all’acquedotto Felice, l’altra “alla Ferriera” dal nome di uno stabilimento per la lavorazione dei metalli costruito sul corso della Marrana. I terreni appartenevano alla Chiesa, e precisamente al Capitolo Lateranense (che aveva giurisdizione su tutto il corso della Marrana) e alla certosa di Santa Maria degli Angeli. L’area delle due vigne era concessa in enfiteusi, un’antica forma di concessione agricola, a due diversi affittuari, Carlo Roida e Antonio Cocco. Nel 1685 il Capitolo Lateranense decise di vendere una delle due vigne a Carlo e Lorenzo Merolli.

Ai primi dell’Ottocento le due vigne sono riunite, come risulta dal Catasto Gregoriano pubblicato nel 1818 che mostra il nucleo originario della villa della quale risultano comproprietari Rosa Costantini e Giuseppe Merolli. Nella carta di Roma della Congregazione del Censo del 1839 il nucleo principale appare composto da tre edifici la cui disposizione a semicerchio, orientata verso la Via Tuscolana e ad essa collegata da un lungo viale alberato, ricorda lo schema “a corte aperta” frequente nelle fattorie dell’agro romano.

La famiglia Costantini eredita successivamente una parte del cospicuo patrimonio dei Merolli e, alla metà dell’Ottocento, risulta unica proprietaria dell’area, nella quale risiede; in questo periodo si aggiunge nell’area una cava di pozzolana, grande risorsa economica di questa parte del suburbio. Lungo il corso della Marrana sorgevano da tempo due “valcherie”, fabbriche per la lavorazione della lana, ora una delle due è trasformata in mulino con il nome di “Mulino S. Pio V”, in seguito chiamato “Molino Natalini”.

La proprietà Lais

Alla fine dell’Ottocento l’area più esterna della vigna, verso Via Tuscolana, viene acquistata da Filippo Lais: si consolida nella zona questa famiglia romana che porterà alla trasformazione della rustica vigna in residenza borghese suburbana, senza per questo cancellarne la funzione produttiva.

Nella tavoletta dell’Istituto Geografico Militare del 1906 il nucleo centrale dei tre edifici viene a far parte degli “Orti Lais” e la valcheria Merolli diviene il “Molino Lais”, oggi localizzabile poco prima dell’incrocio fra via Nocera Umbra e via Tuscolana dove la Marrana faceva un’ansa.

La tenuta aveva un perimetro compreso grosso modo fra le attuali via Umbertine (nella carta del 1924 si chiamava via Don Bosco), via della Marrana e via Tuscolana; occupava quindi il versante della collina che si affaccia su via Tuscolana. Il rivo dell’acqua Mariana appare costeggiare villa Lais a nord e a est, quindi seguiva il percorso dell’attuale via della Marrana.

A Filippo Lais (1853-1941) vanno attribuiti gli interventi di riqualificazione della vigna, documentati dalle piante dell’Istituto Geografico Militare del 1924 e Marino-Gigli del 1934, che hanno ridisegnato la “chiusa” nelle forme attuali con la creazione del giardino padronale, la trasformazione in abitazione principale dell’antico casale della fine del XVII secolo. Inoltre Filippo Lais ai primi del 900 aggiunge al corpo originario del casino padronale due elementi sui lati corti: a sud la piccola cappella semicircolare ( che ospitava la S. Messa domenicale per i pochi residenti della zona), a nord una torretta. Allo stesso periodo ( come testimoniato dalle targhette ancora esistenti sui vari manufatti ) risale la costruzione di nuovi edifici di servizio quali: vaccheria, garage-scuderia, serra, case d’abitazione per il giardiniere e per gli addetti alla gestione produttiva.

L’organizzazione funzionale dell’antica vigna viene modificata sostanzialmente; il nucleo padronale, chiuso in se stesso e nettamente distinto dalla campagna, si orna di un ricco giardino dotato di grandi varietà floreali; ciò fu possibile grazie sia alle indubbie conoscenze botaniche di Filippo Lais che alla serra da lui fatta appositamente costruire. Insieme alla villa che porta il suo nome, noi dobbiamo a Filippo Lais anche una importante memoria sulla Marrana ( fu infatti presidente del Consorzio dell’ Acqua Mariana), ricca di riferimenti documentali e di notizie sulla storia della Marrana e l’uso di essa dal Medioevo; ai suoi eredi va il merito di aver conservato questo patrimonio di cui ancora oggi noi beneficiamo.

Dopo la prima guerra mondiale la tenuta dei Lais comincia ad essere ceduta: la parte più periferica della zona sud-est viene venduta alla congregazione dei Salesiani per la cifra simbolica di 1 Lira: essi costruiranno la chiesa di Santa Maria Ausiliatrice con tutte le strutture ad essa annesse che noi ancora oggi vediamo; alla famiglia Lais, che così magnanimamente aveva contribuito, viene concessa la servitù di passaggio.

Le vicende recenti

La villa sopravvisse fino alla creazione del quartiere di abitazioni, realizzato alla metà degli anni 50: quello che era il viale principale della villa, chiuso da un cancello monumentale sulla via Tuscolana, diviene l’attuale via Suor Maria Mazzarello, pertanto in quegli anni la villa riduce la sua estensione arretrando il fronte da via Tuscolana all’attuale piazza Cagliero.

Nel 1979 la villa è espropriata dal Comune di Roma ma il restauro, che dura parecchi anni, lascia il giardino in stato di semiabbandono; nel 1992 terminano dei lavori di risistemazione nella parte nord della villa: laddove in origine c’erano gli orti viene realizzato un anfiteatro per manifestazioni all’aperto con annessa pista in cemento.

Alla fine degli anni Novanta il casino ed alcuni edifici della villa sono finalmente restaurati, sia all’esterno che all’interno, cercando di rispettare gli indirizzi stilistici voluti da Filippo Lais.

Nel 1997 la villa ospita l’interessante iniziativa “ Arte e Ambiente a Villa Lais”; sempre nello stesso anno il Centro Diurno Villa Lais, che ha sede nella ex stalla e si occupa del recupero e riabilitazione dei malati con disturbi psichici, avvia un piano di riqualificazione del settore della villa di fronte all’anfiteatro dal titolo “Sul suolo-un giardino come un violino”; nel 1999 Villa Lais ospita la Festa di San Giovanni; nel 2000 la cooperativa S.O.V.I.E.T. e il Centro Diurno Villa Lais promuovono “I sentieri di Pan”, una iniziativa accompagnata da un percorso e da un iperteso; il casino padronale è dal 2001 sede del “Centro Famiglie” gestito da Municipio, mentre la cappella viene adibita dal Municipio alla celebrazione dei matrimoni per coloro che vogliono provare il singolare gusto di sposarsi civilmente sotto le immagini sacre.

L’ex garage scuderia è affidato, insieme alla serra, al centro anziani dedicato allo scomparso consigliere circoscrizionale Renato Annini; l’ex casa del fattore, prima sede dell’A.M.A. è ora sede al piano terreno del Centro Anziani e al primo piano del Centro Diurno.

Nel marzo 2006 l’Assessorato alle politiche ambientali e agricole del Comune di Roma conclude il restauro conservativo del verde; gli alberi malati sono sostituiti in rispetto delle essenze piantate dallo stesso Filippo Lais, viene realizzato l’impianto di irrigazione, e si sistemano i viali e i giardini.

(Tratto da “Appuntamenti in villa” Passeggiata storico-naturalistica nelle ville del IX Municipo di Roma, edizione a cura dell’Associazione di Volontariato Comitato per il Parco della Caffarella, Roma 2006)

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