“Nessuno che impari a pensare può tornare a obbedire come faceva prima, non per spirito ribelle, ma per l’abitudine ormai acquisita di mettere in dubbio ed esaminare ogni cosa.”

Hannah Arendt

Spesso ci si chiede o ci chiedono che cosa è la democrazia. Ognuno ovviamente dà la sua definizione rispetto al suo pensiero, quale che sia. Credo però che il significato più profondo del termine della democrazia sia la possibilità di scelta, scelta di vita nella sua accezione più totale. In Italia la possibilità di scelta è sempre stata limitata da politiche che hanno prodotto di fatto la sospensione della democrazia. Dalla fine della seconda guerra mondiale si inizia con la strage compiuta a Portella della Ginestra il 1° maggio del 1947 dalla banda di Salvatore Giuliano, furono uccisi 11 contadini, tra cui 2 bambini, che lottavano per la terra. Nei giorni seguenti Salvatore Giuliano con la sua banda assaltò le sedi dei partiti di sinistra e sindacali. La motivazione di comodo fu il pericolo comunista. Motivo che poi definì la politica dei vari governi a guida DC prima e dopo con le varie compagine governative. Il risultato fu l’impossibilità di scelta libera e responsabile. L’imminenza di un pericolo, che il PCI andasse al potere democraticamente con libere elezioni, limitò fortemente la libertà di scegliere chi votare. Una democrazia sempre limitata e sospesa a tempo indeterminato.  La repressione che ci fu in Italia dal 1948 in poi è senza precedenti. È significativo che l’unico uomo politico che subì un attentato nel dopo guerra fu Palmiro Togliatti. Le stragi negli anni seguenti furono sempre più sanguinose e violente. Basti ricordare la strage alla banca dell’Agricoltura a Milano, sul treno Italicus, a Brescia in Piazza delle Loggia, fino a quelle, tremende, del 2 agosto 1980 alla stazione di Bologna e di Ustica. Poi iniziarono le stragi di mafia che colpirono profondamente la coscienza di tutti noi, magistrati, funzionari di polizia, dei carabinieri, politici. Non di meno gli attentati che seguirono fin dagli anni ’70. Una sequela di atti di terrorismo che hanno limitato la possibilità di scelta degli italiani, fatti gravissimi se consideriamo il coinvolgimento degli apparati dello stato, non dimenticando il ruolo di Gladio e della Loggia P2. La possibilità di cambiamento è sempre stata allontanata dal pericolo comunista, Alberto Ronchey coniò addirittura il Fattore K per definire l’impossibilità che il PCI di Berlinguer potesse governare. La sospensione della democrazia in Italia è continuata senza interruzione. Il 21 luglio del 2001 la democrazia fu totalmente sospesa, ministro degli interni era Claudio Scajola, governo Berlusconi. Quei due giorni in Italia la libertà fu sospesa, a Genova la caserma di Bolzaneto e la scuola Diaz stanno li a ricordare come è facile togliere i diritti nel tempo di pochi minuti. La sospensione della democrazia la stiamo vivendo ancora oggi con la guerra tra la Russia e l’Ucraina, quando hanno iniziato a comparire le liste di proscrizione di persone che, secondo l’articolo del Corriere della Sera, sarebbero state a favore della Russia e dell’ invasione e quindi da mettere alla gogna. In questa fase la stampa o quello che ne rimane da un’informazione a senso unico e non chiarisce ma diventa un bollettino governativo. Ora questa guerra sta lentamente sparendo dalla stampa stessa, ora si parla solo di grano, petrolio e delle varie sanzioni.  Di morti non se ne parla più.

Foto di Reimund Bertrams da Pixabay

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