“Gli imbecilliti nelle convenienze si oppongono al rinnovamento. Ma l’uomo saprà abbattere questi pregiudizi”

Terzo ed ultimo tema inedito – da “il Fatto Quotidiano” del 26 giugno 2022

Le verità, invecchiando, diventano errori
E. Ibsen

Gli uomini hanno sempre avuto bisogno di ricercare le cause dei fenomeni della vita, e di fare una completa ricostruzione del mondo dalle sue origini. È una necessità impellente dello spirito, tanto che anche i cosiddetti scettici, che negano nell’uomo la facoltà della conoscenza, si sforzano di provare qualche cosa, di ricercare qualche cosa, anche se negativa. Perciò è avvenuto che ciascuna età, anzi, quasi ciascuna generazione, raccogliendo e sintetizzando tutte le scoperte fatte fino allora, hanno cercato di calmare gli animi affamati di assoluto, dando loro in pasto qualche sistema di filosofia, che con ipotesi più o meno attendibili, cercava di colmare i vuoti lasciati dall’esperienza. E così abbiamo visto succedersi una verità all’altra, tutte evidenti, tutte credute, ma ciascuna escludente l’altra. Perciò si potrebbe affermare che i sustrati di cui si compone la coscienza moderna, sono formati da tante negazioni, un succedersi miracoloso di rovine, ma finora nulla di assolutamente provato. Perciò, quando ci riflettiamo bene, l’uomo ci appare un ben strano essere. Da migliaia d’anni si tormenta, si agita, ora lieto ora triste, ora sventolando uno stendardo di vittoria e poco dopo martoriandosi e macerandosi per una sconfitta, e si trova al punto di prima; tutto ciò che ha sofferto non gli basta; le disillusioni non l’hanno cambiato; egli è rimasto l’eterno fanciullo che si diverte con la sabbia, e che vorrebbe vincere in costanza il vento che gli distrugge le sue costruzioni.

Se osserviamo infatti quante delle affermazioni che sono state fatte da che mondo è mondo, si sono salvate dalla distruzione, vediamo che tutto il lavoro fatto fin’ora è stato vano: la scienza stessa, che a taluni può sembrare dea e regina, non si è salvata da questo lagrimevole fato: non sono molti anni che il Brunetière affermava la sua débacle.

Rattrista il pensare solamente che queste credute verità sono state causa di aspre lotte, di stragi e di rappresaglie feroci; la parte più bestiale dell’uomo che pare sia statica e conservatrice, ha sempre mostrato le sue brutte qualità nel tentativo di distruggere ciò che invece vi è di dinamico e di progressista.

La credenza Tolemaica e Aristotelica che la terra fosse il centro dell’universo, perché l’uomo, che è la cosa più perfetta vi abita, servì per quasi duemila anni; accontentò gli animi e fu certo una verità, perché verità sono quelle credute tali dagli uomini, e nessuna fu più creduta di questa. Noi che l’abbiamo superata, ne vediamo il difetto organico, che si collega a tutto un sistema di civiltà individualistica; non possiamo però vedere se la verità che abbiamo sostituito, abbia qualche altro vizio; perché si ha un bel dire che ora gli strumenti scientifici sono perfezionati; chi adopra lo strumento è sempre l’uomo, ed egli non è affatto cambiato. Altra verità che nei tempi ha avuto varia fortuna è l’esistenza di Dio; ed è quella che ha fatto più male agli uomini: aveva questo pregio, grandissimo per molti: che riempiva stupendamente tutti i vuoti, e dava il balsamo consolatore agli animi esasperati dalla ricerca. Ma doveva sorgere un cervello possente di ragionatore, e Emanuele Kant decapitò il vecchio Dio: la sepoltura ancora non l’ha accolto, e il cadavere bene immummificato di tanto in tanto dà qualche pizzicotto agli uomini.

E anche nella vita moderna molte cause degli squilibri, delle aberrazioni che si verificano, bisogna ricercarle in alcune di quelle verità che sono invecchiate e non ci accontentano più; ma tuttavia ufficialmente sono ancora verità e bisogna rispettarle; se no tutte le oche più o meno oche del Campidoglio strillerebbero noiosamente. Tutta la vita sociale è basata su queste piccole ipocrisie e su questi accomodamenti; agli idoli di bronzo e di legno si sono sostituiti idoli morali o intellettuali. Tutti i rammolliti e gli imbecilliti nelle vaghe illusioni e nelle sottili convenienze si oppongono a un rinnovamento, e tutto ciò che di sano e di vitale esiste si agita senza trovare via d’uscita, impastoiato o invischiato da questo viscidume che avvolge ogni cosa. Ma l’uomo che tende a non so quali ignoti destini saprà abbattere anche questi pregiudizi, o queste verità che siano, e se ne formerà altre che saranno migliori e più razionali di quelle passate. Abbiamo superato ben altre età e ben altre credenze: e sempre queste sono andate raffinandosi, perfezionandosi; la vita è in continuo divenire: solo così può giustificarsi questo fatto dell’eterno errore. Tutte le età non sono altro che periodi di transizione, e sono passate con tutto il loro bagaglio di pregiudizi e di errori; nessuno potrà mai dire se giungeremo all’annullamento o alla deificazione.

Passan le glorie come fiamme di cimiteri,

Come scenari vecchi crollan regni ed imperi:

Carducci – A Victor Hugo

altre glorie si sostituiscono e altri domini, e tutti si credono eterni e incrollabili, sebbene siano sorti da una rovina. È l’eterna natura che ci dà quest’illusione per farci vivere.

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Lavoro pieno di maturità nei pensieri, e di forma quasi ugualmente lodevole.
[Voto] 8+/10

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