Magnifica Humanitas e i limiti della critica cattolica al capitalismo digitale

Papa Leone XIV ha pubblicato ieri la sua prima enciclica, Magnifica Humanitas. È un documento che merita attenzione — non reverenziale, ma politica. Perché alcune cose che dice sono giuste. E alcuni silenzi che ha sono rivelatori.

Quello che l’enciclica vede bene

Partiamo da ciò che funziona, e funziona davvero.

Leone XIV descrive la concentrazione del potere tecnologico con una chiarezza che molti partiti di sinistra faticano ancora a raggiungere. Poche aziende — una “manciata”, dice — controllano infrastrutture algoritmiche capaci di orientare comportamenti e persino riscrivere la storia. Il Papa nomina un oligopolio. Lo chiama con il suo nome. E chiede agli Stati di intervenire con “regole giuste e tutele efficaci”.

C’è di più. Al numero 112 — il più citato — l’enciclica denuncia che il “paradigma tecnocratico” fa sembrare giusta e normale una visione antiumana del mondo. Chi ha letto Gramsci riconosce immediatamente la struttura del ragionamento: è la descrizione dell’egemonia culturale. L’ideologia della Silicon Valley — efficienza, ottimizzazione, disruption, crescita esponenziale — non è un fatto naturale. È un progetto di potere che si è travestito da progresso.

Anche la denuncia sul lavoro è lucida: l’automazione non può “sacrificare sistematicamente l’occupazione e la persona”. Il documento parla di “nuove schiavitù” che alimentano l’economia digitale — dal lavoro di annotazione nei Paesi del Sud globale alla gig economy dei riders. Sono, con linguaggio teologico, le forme contemporanee di estrazione del plusvalore.

Questi sono meriti reali. Non vanno minimizzati per pregiudizio laico o anticlericale.

Dove il ragionamento si inceppa

Ma è qui che dobbiamo essere onesti fino in fondo.

L’enciclica vede i sintomi con acutezza. Li diagnostica però come deviazioni da correggere, non come prodotti strutturali di un sistema. La differenza non è tecnica: è politica.

Per Marx — e per qualunque analisi materialista — la concentrazione del capitale tecnologico non è un incidente. È la traiettoria naturale del modo di produzione capitalistico: il capitale si accumula, si concentra, fagocita i concorrenti, colonizza nuovi ambiti della vita. Non serve cattiveria. Serve solo lasciare che il sistema funzioni. Meta, Google, Amazon non sono aziende che “hanno sbagliato strada”: sono il capitalismo che funziona esattamente come previsto.

Leone XIV chiede di “garantire regole giuste”. Ma chi le garantisce? L’enciclica si affida agli “Stati e alle istituzioni sovranazionali” — senza interrogarsi sul fatto che quegli stessi Stati sono, in larga misura, catturati dagli interessi che dovrebbero regolare. Il lobbismo tecnologico non è un’anomalia della democrazia: ne è diventato una componente strutturale.

C’è poi la questione della proprietà. L’enciclica non la tocca. La Dottrina Sociale della Chiesa — dalla Rerum Novarum in poi — difende la proprietà privata come diritto naturale, pur con obblighi sociali. Ma se il problema è che “pochi controllano tutto”, la risposta non può fermarsi alla regolazione: deve arrivare alla proprietà dei mezzi di produzione digitali. Dati, algoritmi, infrastrutture cloud: chi li possiede decide chi esiste e chi no nell’economia del XXI secolo. Qui Leone XIV non arriva, e non può arrivare senza contraddire i fondamenti della sua tradizione.

La contraddizione simbolica

C’è un dettaglio che illumina tutto con precisione chirurgica.

Alla presentazione dell’enciclica — quella che denuncia il controllo oligopolistico dell’IA — è stato invitato a sedere accanto al Papa Christopher Olah, co-fondatore di Anthropic: una delle aziende di intelligenza artificiale più potenti e capitalizzate del mondo.

Non è necessariamente ipocrisia. Può essere una scelta strategica — dialogare con chi produce per condizionarne le scelte. Ma è anche una metafora perfetta del limite della critica cattolica al capitalismo: si denuncia il sistema rimanendo dentro le sue relazioni di potere, cercando la conversione dei singoli attori invece della trasformazione delle strutture.

Cosa fare con questo testo

Magnifica Humanitas è un documento utile per la sinistra — non come guida, ma come strumento tattico.

Quando un’enciclica papale dice che “il bene comune non può essere lasciato al controllo di pochi” e che la tecnologia militare autonoma è una “spirale distruttiva”, queste affermazioni possono essere citate, ampliate, radicalizzate. Possono servire a costruire alleanze su battaglie concrete: regolazione dell’IA, tassazione dei giganti digitali, opposizione ai sistemi d’arma autonomi.

Ma non bisogna confonderle con un programma di trasformazione sociale. Gramsci sapeva che l’egemonia si costruisce anche attraverso i “buoni sensi” presenti nel senso comune — incluso quello religioso. L’enciclica contiene buoni sensi reali. Il compito della sinistra è radicarne la logica fino alle conseguenze che il Vaticano non può trarre: la messa in discussione della proprietà privata dei mezzi di produzione digitali, la democrazia economica, la pianificazione partecipativa delle tecnologie.

Il Papa ha visto il problema. La soluzione non è nell’enciclica.

Da militante ed elettore della sinistra per tutta la mia vita cosciente — oggi senza partito, contraddizione che porto come una ferita — non posso che registrare con amarezza come persino il problema venga sottaciuto e sottovalutato, tanto dalla sinistra istituzionale quanto da quella radicale. Non è una sorpresa: è la conferma di una classe politica che ha abbandonato il partito di massa per consegnarsi a una élite che definire “intellettuale” sarebbe, francamente, un ossimoro.

Crediti Immagine di apertura: Immagine creata (ironicamente) con IA (NanoBanana)

Di Roberto Del Fiacco

Libero professionista, consulente tributario, esperto nell'economia dei servizi comunali di raccolta rifiuti. Si illude di essere ancora iscritto al Partito Comunista Italiano e alla Federazione Giovanile Comunista Italiana (quelli veri). E' nato e morirà comunista

2 pensiero su “Quando il Papa parla come Marx (ma non troppo)”
  1. La tua analisi è intelligente e utile spero che venga letta il più possibile. Dico anche che se la gestione del popolo globale avviene attraverso induzione di necessità insostituibili se non da upgrading di nuove necessità indotte dove trovare mezzi e strumenti per abbatterli. Nel ottocento se entravi un una fumeria d’oppio era difficile trovare qualcuno lucido.

    1. Caro Nicola, la questione è spinosissima, la tecnologia fornisce (fornirebbe) strumenti preziosi.
      Pensiamo solo al tema della pianificazione economica, della gestione ecosocialista delle risorse ambientali, alla loro allocazione. Il sogno di Leontieff di interpretare in tempo reale l’economia, coniugato con la sensibilità ambientale (con tutti i problemi di risorce che la stessa Intelligenza Artificiale solleva). Eppure in mano a questi Capitalisti diventa un nuovo strumento di oppressione e noi non ce ne rendiamo conto e usiamo l’IA per illustrazioni improbabili…

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