oggi, venerdì 21 di agosto, nell’anno 66° della mia vita ho terminato di ascoltare tutti i dischi che ho di Francesco Guccini, ho iniziato la mattina del 6 agosto, quando “arrivò la notizia… Ci prese come un pugno, ci gelò di sconforto, sapere a brutto grugno che” Guccini era morto.
Mi sono accorto che mi mancano gli ultimi due e provvederò immediatamente e non per spirito collezionistico ma perché Guccini ha accompagnato tutta la mia vita di homo politicus. Figlio di una famiglia di destra, Guccini ho iniziato a sentirlo relativamente tardi, intorno ai sedici anni, con le prime radio libere, da Radio Città Futura, ho iniziato ancora più tardi a comprare i suoi dischi, ero molto concentrato sulle mie passioni musicali principali ma Via Paolo Fabbri, L’Avvelenata, La locomotiva, Canzone di notte n. 2, mi suonavano in testa spesso.
Comprando i dischi ho scoperto altri pezzi della poetica di Guccini e più li scoprivo e più mi piaceva.
E penso di non essere il solo ad essermi vestito da festa aspettando la chiamata di chi non chiamerà.
Sono sicuro che come me molti si sono immedesimati in un uomo con il mondo nel cuore ed un naso troppo lungo per conquistare Rossana, o nel pazzo che si fa mordere dai pastori oltre che dai cani.
Gli accordi di Guccini sono semplici eppure proprio per questo sono affascinanti, i testi sono ardui, “trascriver quartine a Kayyam” non è semplice, ma anche per questo ancora una volta affascinanti.
Li sento i piccoli Zdanov tascabili che mi dicono: non era comunista, ha detto che votata PSI e che ha votato PCI solo per Berlinguer. La mia risposta, la mia onesta reazione, è una frase, breve e molto romana: e sti cazzi!
“Vedi cara è difficile a spiegare, è difficile capire se non hai capito già…”
Ha dato la voce ad almeno tre generazioni di giovani che volevano cambiare il mondo, perché “Uscir di casa a vent’anni è quasi un obbligo, quasi un dovere, piacere d’incontri a grappoli, ideali identici, essere e avere, la grande folla chiama, canti e colori, grida ed avanza, sfida il sole implacabile, quasi incredibile passo di danza”.
E se ancora ci chiediamo “come può un uomo uccidere un suo fratello” abbiamo anche detto “addio a chi si nasconde con protervia dietro a un dito, a chi non sceglie, non prende parte, non si sbilancia o sceglie a caso per i tiramenti del momento curando però sempre di riempirsi la pancia e dico addio alle commedie tragiche dei sepolcri imbiancati, ai ceroni ed ai parrucchini per signore, alle lampade e tinture degli eterni non invecchiati, al mondo fatto di ruffiani e di puttane a ore, a chi si dichiara di sinistra e democratico però è amico di tutti perché non si sa mai, e poi anche chi è di destra ha i suoi pregi e gli è simpatico ed è anche fondamentalista per evitare guai a questo orizzonte di affaristi e d’imbroglioni fatto di nebbia, pieno di sembrare, ricolmo di nani, ballerine e canzoni, di lotterie, l’unica fede il cui sperare”
Io però non ero pronto a dire addio al maestrone e con lui alla mia era più bella
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