Credo che molti di coloro che leggeranno queste righe siano stati almeno una volta al Louvre di Parigi, dove, nell’ala Richelieu, è custodita la Stele del Codice di Hammurabi.

Visitando musei così immensi, può capitare di non soffermarsi davanti a quel blocco di basalto alto oltre due metri, inciso con antiche scritture.

Eppure rappresenta uno dei passaggi più importanti della storia dell’umanità: il Codice di Hammurabi.

Il re Hammurabi di Babilonia (nell’attuale Iraq), durante il suo regno (1792-1750 a.C.), promulgò leggi che rivoluzionarono il diritto, soprattutto perché vietavano la vendetta privata, affidando allo Stato il compito di punire con una pena proporzionata al reato.

Un occhio per un occhio, una vita per una vita, ma non una vita per vendicare un furto.

Eppure ancora oggi alcuni potenti, seguiti da schiere di analfabeti funzionali, parlano con superficialità di Paesi come Iran, Iraq, Siria o Libano, ignorando che quelle antichissime civiltà hanno posto le basi di gran parte del nostro diritto, dei nostri usi e del nostro modo di vivere.

La loro ignoranza sprizza da tutti i loro pori!

Ma qui mi preme sottolineare un altro punto: il gioielliere che insegue due rapinatori in fuga e li uccide alle spalle sarebbe stato condannato persino nel 1700 a.C.

Se qualcuno desidera tornare alla legge della giungla, lo faccia pure.

Gli costruiremo una landa lontana dal mondo civile, gli lasceremo anche gli smartphone, per continuare a riversare i propri commenti animaleschi.

Chi invece crede nell’umanità, nel diritto e nella convivenza civile preferirà vivere in una società dove solo lo Stato amministra la giustizia non la vendetta.

Crediti foto di apertura: Wikimedia, Dfg13, licenza CC BY-SA 4.0, immagine ritagliata dall’originale

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